Una rivista che prova a inseguire i videogiochi
È JeuxVideo, che non si aggrappa disperatamente a un modo di concepire una rivista vecchio di decenni.
Per leggere JeuxVideo Magazine vi servirà conoscere almeno un po’ di francese e, come minimo, fare scalo in un aeroporto dell’amabile terra della zuppa di cipolle. Forse ci sono altre configurazioni utili, ma per me ha funzionato in quel modo: a settembre mi sono trovato a dover consumare un paio d’ore a Parigi, in attesa di un volo di ritorno per l’Italia e ho investito 5,95 euro nel numero in edicola di JeuxVideo Magazine.
La storia di JeuxVideo Magazine è lunga venticinque anni. La rivista fu voluta dal braccio francese dell’editore britannico Future nel 2000, con l’intento di creare una grande rivista che fosse realizzata interamente nelle redazioni locali e non riproponesse alcun contenuto delle pubblicazioni in inglese dello stesso editore. È una storia lunga e di successo. Secondo i dati presenti su Wikipedia nel 2018 aveva una diffusione di oltre 58.000 copie, numeri che, già allora, in Italia nessuna rivista di videogiochi faceva da molti anni. Oggi JeuxVideo Magazine sta per raggiungere il numero 300 e lo fa con una configurazione che ho trovato particolarmente interessante.

Non solo quello a cui siete abituati
Con due sole pagine di pubblicità pagate da altrettanti inserzionisti (Konami e PlayStation) è evidente che anche una testata storica come JeuxVideo Magazine debba stare attenta a come si muove. La redazione di Parigi, guidata dal direttore Brice N’Guessan, cerca di mantenere in equilibrio un approccio tradizionale alla critica dei videogiochi su base mensile e le abitudini contemporanee degli appassionati. Premetto che con un solo numero a disposizione, e la mia incapacità di capire buona parte di quello che c’è scritto dentro, è complicato dire se l’obiettivo sia stato centrato.
La sezione d’apertura è dedicata come da tradizione all’attualità più stretta ma, logicamente, non ci sono pagine su pagine di novità, specializzazione ormai esclusiva dell’informazione capillare e quotidiana che arriva dal web. JeuxVideo Magazine apre con un editoriale di tre pagine (questa volta è dedicato a una riflessione sui videogiochi realizzati in esclusiva per una singola console e ci si chiede se sia una specie in via di estinzione) e poi prosegue con uno sguardo a Night Striker Gear. Per lo sparatutto di vecchia scuola di M2 l’approccio è quello del poco testo e di grandi immagini che traboccano pixel. Night Striker Gear è il gioco scelto per rappresentare la classe dei videogiochi indipendenti protagonista del BitSummit 2025 tenutosi a luglio a Tokyo. Nelle pagine successive vengono presentati sommariamente una decina di altri giochi visti o provati allo stesso evento, a cui segue un’intervista proprio a Ryosaku Eno, producer di M2. In altre due pagine vengono infilate delle curiosità come l’annuncio del set Game Boy di Lego, una foto di una nuova action figure di Sam Porter Bridges di Death Stranding 2 o due righe sull’Atari 2600+ color giallo Pac-Man.

Per chi non ha tempo di seguire tutto
Con la promessa di presentare “qualcosa di nuovo per i vostri videogiochi preferiti”, la sezione “DLC et mises a jour” (DLC e aggiornamenti) scorre velocemente i nuovi contenuti a disposizione di videogiochi già disponibili, da Dying Light a Clair Obscur: Expedition 33. Di ciascuno viene detto brevemente in cosa consiste quello che viene proposto dai rispettivi editori. Nella stessa sezione c’è spazio per uno sguardo fulmineo ai DLC e aggiornamenti in arrivo (e ormai arrivati naturalmente), come l’espansione Gli artigli di Awaji per Assassin’s Creed Shadows o il sostanzioso aggiornamento di FBC: Firebreak.
È qui attorno che, mi pare, JeuxVideo Magazine prova a rendersi particolarmente utile alle persone che giocano, perché dopo la parentesi sui DLC si passa alle pagine in cui vengono messe sul piatto le nuove proposte dei cataloghi su abbonamento di PlayStation (PlayStation Plus), Xbox (Game Pass) e anche Apple (Arcade). La redazione sceglie cinque giochi per ciascun servizio e in questo numero spiccano Lies of P (PlayStation Plus), Robocop Rogue City (Game Pass) e Lost in Play + (Arcade). Non è finita, perché c’è un’ultima pagina “strappata” alle rubriche più tradizionali di un mensile dedicato ai videogiochi ed è destinata alle novità in accesso anticipato1.
Mi sono raccontato che in questo modo JeuxVideo Magazine riesca a soddisfare i bisogni di chi ha ancora interesse nella materia, senza però avere modo di dedicare con costanza del tempo per tenersi al passo con quello che sta succedendo. Il pubblico della rivista potrebbe essere abituato al formato, ai tempi e alla facilità di consultazione della rivista da edicola ed essere allo stesso tempo oberato dalle crudeli incombenze della vita molto adulta (che non sono le stesse della vita appena-adulta), trovando quindi un certo conforto in una redazione che, oltre a proporre tutto ciò che ci si aspetta da un periodico del genere e cioè le analisi dei giochi e qualche approfondimento tematico, lancia alcune funi verso il razzo-dirigibile del videogiocare contemporaneo. Un siluro al silicio che squarcia la notte e disturba il giorno, senza mai fermarsi. JeuxVideo Magazine prova almeno a scattargli una foto e a riproporla al suo pubblico: dice solo un pezzetto della storia di quel viaggio disordinato, ma è già qualcosa.

Il voto scolastico alla francese
Come detto e come ampiamente previsto, le analisi dei videogiochi e gli approfondimenti ci sono anche qua. Anzi, tengono per loro la maggior parte della foliazione di JeuxVideo Magazine che, per la precisione, consta di 102 pagine. Battlefield 6 è il gioco di copertina, raccontato attraverso una grafica che non si discosta da quella del resto della rivista e che, a ben vedere, si accontenta di essere leggibile. Non ci sono grandi guizzi e la “gabbia” degli elementi di ogni pagina, cioè dove viene colato il testo e appiccicate le immagini, è generalmente poco sorprendente. Lo stesso effetto che danno i font e le scelte cromatiche, la cui placida prevedibilità è accentuata dalla qualità non eccelsa della carta.
Mi pare che la natura servizievole di JeuxVideo Magazine venga ulteriormente sottolineata da quattro pagine in cui vengono messe una di fila all’altra le date di uscita di una decina di videogiochi di grande richiamo. Ma poi è già il momento di passare a un altro blockbuster ultra-pop, visto da vicino ma non troppo: succede con la prova preliminare di EA Sports FC26. Più facile farsi incuriosire da “Stop Motion Des Bouts De Monde Dans Mon Jeu Vidéo” (“Immagini in stop motion dai mondi dentro il mio videogioco”), un dossier sui videogiochi realizzati con la tecnica dello stop motion, “da The Midnight Walk a Out of Words” specifica il sommario dell’articolo.
Le anteprime della rivista non sorprendono e vengono riassunte in uno schema che assegna tante più stelline quanto più il gioco appare promettente. Anche l’impostazione delle recensione è quella che ci si può aspettare da una rivista con venticinque anni nelle memory card. L’inusuale è che la lunghezza non supera mai la singola pagina. L’usuale è la pagella con una scala numerica che va da 1 a 20, come da tradizione del sistema scolastico francese. Ninja Gaiden: Ragebound si prende la valutazione più alta (17/20) e viene sviscerato con qualche riga di commento assegnata alla giocabilità, alla grafica, al sonoro e alla durata. Cucchiaio di legno encrittato a Destiny 2: I confini del destino, un nuovo contenuto per lo sparatutto di Bungie che non va oltre 13 punti. Lo stesso trattamento è stato riservato a Killing Floor 3. In questo numero la redazione ha quindi ridotto la scala dai 20 ai 5 punti (la valutazione più frequente è di 16/20, con cui sono stati promossi ben nove giochi). Da rivedere la pratica di aggiungere in grafica tre hashtag per ogni gioco, spiazzante come un saluto nazista di Musk.
Sempre in equilibrio
Dopo aver visto da vicino un numero di Edge (qui) e uno di RetroplayMania (qui), si chiude una tripletta di puntate dedicate ad altrettanti modi di intendere una rivista di videogiochi oggi. JeuxVideo Magazine ha un modo di essere tradizionale che non è lo stesso di Edge, perché quella fa sempre caso a sé, né di RetroplayMania, che ha lo sguardo rivolto al passato (remoto). Qui c’è il tentativo di soddisfare chi è alla ricerca della formula tipica di una rivista mensile ma non vuole semplicemente solleticare i ricordi di una gioventù bruciata. Messe da parte le sezioni sui DLC e i giochi nei cataloghi su abbonamento, non ci sono molti guizzi e sono soprattutto le recensioni a sembrarmi sotto naftalina (ma apprezzo la scelta di non andare oltre la pagina singola, che immagino possa essere tradita nel caso di giochi molto importanti).
Infine: se da una parte la carta di bassa qualità, la grafica poco sorprendente e l’utilizzo di una semplice spillatura per tenere insieme le pagine può essere deludente, è anche vero che la rivista viene proposta a un prezzo che è ormai molto concorrenziale, 5,95 euro. Un’altra dimostrazione dell’attenzione che l’editore ha nel mantenere un certo equilibrio.
Se vi interessa leggere JeuxVideo Magazine potete sottoscrivere uno tra i vari piani di abbonamento.
COME SOSTENERE QUESTA NEWSLETTER:
- Se questa puntata ti è piaciuta, inoltrala o condividila in giro.
- Puoi pagare questa puntata o, più in generale, il lavoro alla base della newsletter attraverso Ko-Fi e PayPal.
- Ci sono iscrizioni gratuite ma anche a pagamento, scegli tu.


