Questi videogiochi sono pieni di cosmetici (e il ritorno di PES)
Niente creme viso, solo microtransazioni e scelte di traduzione migliorabili. Ma anche: potrebbe interessarvi un dress-up game?
Questa è una puntata in cui tento in tutti i modi di convincervi che sono un giocatore figlio di un’altra generazione. Lo faccio partendo dal lagnarmi del modo in cui con una certa costanza si è scelto di tradurre un termine importante e ricorrente in certi videogiochi moderni di grande successo, per arrivare a parlare di un genere di cui ho scoperto l’esistenza dieci minuti fa (o lì attorno). Tutto questo fare il duro e puro e poi? Poi sono lì a credere ancora a Konami e a eFootball.

La parola è “cosmetic”
In quanti videogiochi vi è capitato di lavarvi le mani con una saponetta o di spremere della crema da un tubetto, per poi spalmarla su un braccio, una gamba o il viso? Quante volte avete scelto uno shampoo virtuale, prima di entrare in un box doccia virtuale? La volta che ci sono andato più vicino è in Death Stranding di Kojima Productions, che in effetti prevede la possibilità di tonificarsi con una bella doccia bollente. Di shampoo, balsamo, gel o crema per il corpo, però, non ce ne sono. Eppure è con i cosmetici che le major del videogioco fanno i soldi veri.
“Cosmetics” è l’etichetta con cui si classificano delle merci digitali di cui sono pieni gli scaffali dei negozi di PlayStation, Nintendo, Microsoft, Epic, Valve. Molti dei videogiochi che danno la possibilità di modificare il proprio personaggio, poi iniziano anche a vendere dei pacchetti di elementi di gioco aggiuntivi. Non sono nuove mosse per un picchiaduro, nuovi tracciati per un gioco di corse o nuove aree da esplorare per uno di ruolo, ma gingilli di varia natura con cui modificare come il proprio personaggio appare. Di “cosmetic pack” ne vengono messi in commercio in grande quantità, perché l’impegno richiesto al team di sviluppo per produrre altri dieci cappelli, otto completi differenti e tre occhiali da sole, non è proibitivo (e poi dai, anche se fosse proibitivo, queste amichevoli major del crunch time e del licenziamento facile non si farebbero certo intimorire).

Se si parla di contenuti di gioco da scaricare, i downloadable content (abbreviati spesso con la sigla “DLC”), i “cosmetic” sono tra quelli che costano meno, vengono prodotti con maggiore frequenza e, probabilmente, assicurano il ritorno d’investimento più facile e quindi l’assottigliamento dei rischi. Le ultime generazioni di videogiocatori sono cresciute all’interno di mondi in cui rimanere a lungo, con dinamiche che rendono quindi più facile affezionarsi alla propria controparte digitale (avatar) e pure spendere qualche euro per degli stivali o una cappa. O quel che è. Io che sono di quelli che quando bruciavano un gettone in Rygar, poi rimaneva dieci minuti a sentirsi stupido, non ho mai acquistato dei “cosmetic pack”. Ma possiamo smetterla di usare questa formula inglese e togliere quelle virgolette?

Possiamo, basta non finire con i detestabili “oggetti cosmetici”. Qui arriva il momento lagnoso di Zio Mattia, tenete duro (o chiudete tutto e passate oltre): non sopporto l’utilizzo di “cosmetico” per tradurre “cosmetic” nell’ambito dei videogiochi. Nei vocabolari e ancora di più nell’utilizzo della lingua italiana di tutti i giorni, l’aggettivo “cosmetico” indica prodotti per la cura del corpo: torniamo ai saponi, alle creme, alle lozioni, agli shampoo. Se Word Reference non mi ha fregato, la traduzione di “cosmetic”, fuori dal contesto dei prodotti appena citati, è un semplice “estetico”. Che ci vuole a definire “estetici” quegli elementi di gioco? È un pensiero talmente lineare che negli ultimi anni sempre più traduzioni si sono spostate proprio su “elementi estetici”, o sue varianti. Facciamo così anche nell’agenzia di traduzioni e doppiaggi che continua inspiegabilmente a pagarmi ogni mese, perché siamo gente per bene.

Se e quando vi troverete di fronte a un “pacchetto cosmetico”, votate per l’ordine e la correttezza: declinate l’acquisto fino a quando non diventerà un “pacchetto estetico” (che è pure lei una formula perfezionabile, ma fa già meno orrore - e non ti mette addosso quella misteriosa voglia di acqua al cetriolo e crema per i lobi delle orecchie).
Qualcosa su Rygar da Day One:

Come il suo silenzioso eroe, anche chi si aggrappa allo stick e ai pulsanti del cabinato deve dare dimostrazione di determinazione assoluta e di ben pochi compiti a casa per il giorno dopo. I potenziamenti elargiti con la stessa generosità delle tazze di tè che Zio Paperone offre a Battista, permettono di modificare gli attacchi, di ammazzare più di un omino avversario per volta o di godere di una temporanea invincibilità.

Un genere: dress-up games
“Giochi in cui poter cambiare spesso il vestiario del proprio personaggio è il meccanismo di maggior interesse”, questa potrebbe essere una definizione sommaria dei giochi “dress-up”. E quindi vi sarete accorte e accorti che c’è della coerenza in questa puntata delle Parole dei videogiochi, come se ci fosse pure stato un ragionamento dietro. A differenza degli elementi estetici, che l’inglese “cosmetic” declassa dichiaratamente rispetto agli altri elementi più nobili del gameplay, in un dress-up game il cambio dei vestiti è il punto centrale del discorso.
Mi sono accorto dell’esistenza di questa categoria di videogiochi all’incirca un anno fa, attraverso la lettura di un articolo pubblicato su On. Citarlo mi avrebbe sicuramente facilitato il lavoro, ma mi sono reso conto di non sapere dove sia finita la rivista. Comunque sia, ai dress-up game appartiene la serie Nikki. Infinity Nikki è l’episodio più recente ed è un’avventura free to play che ho scaricato immediatamente dopo la lettura dell’articolo di On. Dalla descrizione nella pagina su Steam di Infinity Nikki:
Infinity Nikki è il quinto titolo dell'amata serie Nikki, sviluppata da Infold Games. Basato su Unreal Engine 5, questo rilassante gioco a mondo aperto multipiattaforma propone elementi platform, dress up e rompicapo, nonché molti altri, per creare un'esperienza unica.
Queste sono le parole scelte per i comunicati stampa che hanno presentato Infinity Nikki:
Utilizing the UE5 engine, this multi-platform, open-world dress-up adventure seamlessly blends the series' core dress-up mechanics with open-world exploration elements. It also offers platforming and puzzle-solving to create a unique gameplay experience.
Realizzato con Unreal Engine 5, questa avventura multi piattaforma, dress-up a mondo aperto unisce con naturalezza le meccaniche dress-up alla base della serie con elementi di esplorazione di un mondo aperto. Offre anche sequenze con piattaforme e risoluzione di enigmi, così da creare un’esperienza di gioco unica.
Non ho avuto lo spessore morale, e il pelo sullo stomaco, per sopportare la dozzinale gestione dei movimenti di Nikki in un mondo 3D e così ho finito per cancellarlo quasi subito dalla memoria della PlayStation 5. Se avessi perseverato avrei avuto la conferma di quello che scrive Gaming Trend nella sua recensione del gioco:
Naturalmente, quando non siete nel mezzo di una sfida, potete vestire Nikki come preferite, anche sfruttando tre outfit [impostati precedentemente] a cui accedere alla semplice pressione di un pulsante. Dovrete comunque trovare, acquistare o creare ciascun capo di vestiario prima di poterlo indossare, ed è qui che entra in gioco il sistema di monetizzazione. Proprio come molti altri giochi [che nascono] per dispositivi mobili, Infinity Nikki ha un sistema gacha.
Sapete già cosa si intende con “sistema gacha”? Fantastico, contattatemi e organizziamo assieme la puntata di questa newsletter dedicata proprio alla parola “gacha”. Non lo sapete? E niente, aspettate quella puntata e speriamo che serva a qualcosa.
Con un po’ di generosità e di capacità di contestualizzare le cose, si può inserire Princess Peach: Showtime! (Nintendo, 2024) nel cestone dei giochi dress-up. In Princess Peach: Showtime! ogni cambio d’abito della principessa corrisponde in realtà a una trasformazione in un personaggio differente, con risorse di movimento e attacco altrettanto diverse. Non è nemmeno possibile modificare quando e come si vuole l’outfit dell’altolocata, ma è certo che la “power fantasy” che vuole soddisfare il gioco sia quella di vederla mentre si cambia continuamente d’abito. Un attimo, che vuol dire “power fantasy”? Lo chiederò prossimamente a qualcuno che lavora nello sviluppo dei videogiochi, perché è roba loro.
Cosa hanno detto

Risorse: Nintendo Direct Partner Showcase - 5/2/2026Un Nintendo Direct Partner Showcase è un evento registrato in cui Nintendo presenta alcuni videogiochi pubblicati da altri editore e in uscita per le sue console. In quello mandato in onda pochi giorni fa, il 5 febbraio, è comparso a sorpresa anche eFootball Kick-Off!, in uscita durante l’estate di quest’anno solo per Switch 2. Un veloce riassunto per punti che può aiutarvi a ricostruire la storia di eFootball:
- Negli anni Novanta Konami lancia alcuni videogiochi di calcio, tra cui International Superstar Soccer Pro
- Con la generazione di PlayStation 2 nasce Pro Evolution Soccer (spesso abbreviato in PES), che strappa a FIFA di Electronic Arts una fetta di mercato non indifferente ed è glorificato dalla stampa di settore
- Tra il 2019 e il 2021, con FIFA che è tornato da tempo a soffocare le ambizioni di Konami, PES cambia progressivamente nome e diventa eFootball. eFootball utilizza un modello free to play (il download del gioco è gratuito, ma non lo sono alcuni elementi aggiuntivi che possono essere acquistati) e si concentra quasi esclusivamente sul gioco competitivo online basato su squadre di fantasia assemblate dai giocatori
Arriviamo a noi: eFootball Kick-Off! viene così descritto da Konami:
Rinato dalla leggendaria serie PES, eFootball™ Kick-Off! segna il primo approdo della serie eFootball™ su una console Nintendo, offrendo un’esperienza calcistica accessibile e adrenalinica, pensata per giocare sempre e ovunque, da soli o con gli amici, offline o online.
Celebrando oltre 30 anni di football gaming, eFootball™ Kick-Off! riunisce squadre nazionali e club da tutto il mondo, con i migliori giocatori e iconiche leggende. Che si tratti di competere sulla scena mondiale o di costruire la squadra dei sogni, i tifosi potranno vivere la passione, l’intensità e lo spettacolo del gioco più popolare al mondo.
Le parole scelte per questo breve comunicato stampa (che non va molto oltre a quanto avete appena letto), sono significative. Konami sembra voler costruire un ponte con il passato della serie (“rinato dalla leggendaria serie PES”), che non si concentra unicamente o in maniera preponderante sul gioco online (“da soli o con gli amici, offline o online”).
eFootball Kick-Off! non viene mai definito un gioco free to play in queste poche frasi, ed è molto improbabile che sia per una dimenticanza o perché si è ritenuto poco utile specificarlo. Probabilmente eFootball Kick-Off! avrà un prezzo, cosa che dovrebbe allontanare la minaccia delle onnipresenti microtransazioni che stanno alla base del meccanismo che permette di costruire una propria squadra (acquistando i propri calciatori singolarmente). E a questo si ricollega l’indicazione che il gioco “riunisce squadre nazionali e club da tutto il mondo”: lasciate perdere la vostra squadra di fantasia, ve ne diamo noi un po’ già pronte e conosciute. Come succedeva tempo fa.
eFootball Kick-Off! potrebbe essere il promettente e inatteso ritorno alle origini di quello che, se lo chiedete a me, è stato il miglior videogioco di calcio per molti anni, mai eguagliato nemmeno successivamente da Electronic Arts. O almeno: potrebbe essere la riproposizione di quell’impianto di gioco e modello di vendita, prima, e di esperienza garantita a chi lo ha comprato, dopo. Non è detto che poi il sistema di gioco, l’intelligenza artificiale degli avversari, la varietà dei movimenti a disposizione e l’affidabilità del sistema di controllo siano all’altezza del passato.
Mi è sembrato tristemente significativa la poca attenzione data in generale a questo annuncio. Avrei immaginato che almeno in Italia, dove PES ha avuto un enorme successo per anni (vent’anni fa), la promessa di un ritorno al passato con un sistema di gioco più classico e senza le squadre di fantasia e le microtransazioni ovunque, potesse essere accolta con entusiasmo. E invece di articoli soddisfatti e tracimanti emozioni forti, non ne ho letti. C’è sempre la possibilità che:
- stia sovrainterpretando tutto
- tutto questo possa interessare solo qualche giocatore un po’ agè come me
Già che ci sto girando attorno da un po’, concludo mettendo in evidenza il ritorno sotto mentite spoglie del nome di una delle prime leggende dei videogiochi di calcio: Kick-Off di Anco, realizzato dall’inglese Dino Dini nel 1989.
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