Parlare dei giochi per tutti, non solo per se stessi

Questa settimana: i nuovo pokémon, i licenziamenti in Eurogamer e tanti zombie.

Parlare dei giochi per tutti, non solo per se stessi

Pur non essendo il più accanito dei fan, a me i Resident Evil sono sempre piaciuti e quelli che ho giocato mi sembra che abbiano sempre avuto qualcosa da dire. Apprezzo moltissimo poi che negli anni, pur di rimanere rilevante, la serie si sia trasformata, a volte anche radicalmente, portandosi però sempre dietro quegli elementi caciaroni e bizzarri che l’hanno resa quella che è, a volte rischiando e innovando, a volte capitalizzando su quanto costruito prima.

Resident Evil Requiem fa entrambe le cose e prende due tra le anime più riconoscibili della serie per metterle insieme in un capitolo che è una celebrazione della sua storia, e che prova a tenere insieme il passato e il presente della serie,facendo generalmente un lavoro eccellente, pur con qualche goffaggine di troppo, che però fa parte della cifra della serie.

Tutto questo bagaglio di informazioni, gusti ed esperienze personali è molto importante quando si deve recensire o si deve parlare di un gioco, ma non deve essere l’unico argomento di cui si parla, cosa che mi sembra succeda con una frequenza sempre più alta. Tante recensioni di Resident Evil Requiem fanno proprio questa cosa, mettendolo più in relazione con il suo passato che valutando il gioco per quello che è. In tanti danno per scontato per esempio che alcune scelte siano legate al fanservice (cioè fare cose solo per compiacere il proprio pubblico), quando potrebbe (potrebbe) serenamente essere un modo per celebrare la serie in un anniversario importante, un desiderio da parte di chi il gioco lo fa di chiudere un ciclo narrativo e produttivo mettendo insieme quello che hanno imparato e che hanno ritenuto valido negli anni.

Per tantissime persone questo sarà il primo Resident Evil, ed è giusto che leggano dei meriti e dei demeriti del gioco, non del fatto che avere un certo personaggio con una certa visuale possa essere stato fatto solo per far contento qualcuno. Per capire se un gioco merita o meno, insomma, non dovrebbe essere necessario conoscere i trent’anni precedenti della sua storia: può aiutare, certo, ma non deve essere essenziale. E chi ne scrive questo lo deve sapere molto bene, perché altrimenti nella migliore delle ipotesi non sta facendo un bel lavoro, e nella peggiore gatekeeping, cioè selezione all’ingresso.

Ma prima del resto, un barile esplosivo:

Resident Evil Requiem (Capcom, 2026)

Questa è la prima immagine della serie di Amazon su God of War. Se questa è la cosa migliore che avevano per presentarla pensa le altre.

Questa settimana è uscito il primo episodio della seconda stagione di Day One, che ha un formato un po’ diverso dagli episodi della prima. Questo giro infatti partiamo dal day one di un gioco, in questo caso Resident Evil Requiem, per raccontare qualcosa di più della serie, di chi lo ha fatto e di come ha influenzato il mondo dei videogiochi.