Non sono i turni a rendere grande un gioco di ruolo

Ma anche un cognome ingombrante, un gioco che esce con 12 anni di ritardo e una nuova serie su un videogioco.

Non sono i turni a rendere grande un gioco di ruolo

Un barile esplosivo

Donkey Kong Country (Rare, 1994).


Questa settimana, complice la solitudine e la totale assenza di voglia di uscire, ho giocato molto a Claire Obscure: Expedition 33. E con “molto” intendo non così tanto da averlo finito, ma abbastanza per averlo capito. Insomma, vi dovete fidare, soprattutto perché per me non è proprio necessario finire un gioco per poterne dare una opinione informata.

È un gioco delizioso, con qualche passaggio a vuoto ma un gusto invidiabile, una prospettiva fresca e un sacco di cose da vedere, combattere e pianificare. Ed è un gioco importante perché fa vedere che basta relativamente poco per spostare l’asticella un po’ più in alto: basta avere una bella storia, una idea chiara su quello che si deve fare, e la determinazione per farlo senza preoccuparsi troppo di tutto quello che verrà dopo, perché sarà la bontà del gioco a conquistare il pubblico, non il suo aderire o meno a un genere o avere tutte le spunte al posto giusto.

Questo dovrebbe fare Final Fantasy, o tutte quelle serie che esistono da anni ma che sono in crisi di identità: trovare un’idea intorno alla quale ricostruire e farlo. Trovare una storia che valga la pena di essere raccontata, e raccontarla. Final Fantasy XVI non è andato così-così perché il sistema di combattimento era action, ma perché era un mondo vuoto e statico, con una storia come ce ne sono tante. Claire Obscure: Expedition 33 non ha nello stesso modo avuto successo perché ha un sistema di combattimento a turni, ma perché quel mondo sembra volerti raccontare qualcosa e perché non ha paura di lasciare il giocatore con un costante senso di lutto e tristezza addosso.

Claire Obscure: Expedition 33 è un bellissimo gioco, uno di quelli che sto giocando con più gusto in questi ultimi anni, ma se lo consideriamo un capolavoro o un gioco rivoluzionario è solo perché quel genere è stagnante, a grandi tratti noioso, e perché non ci ha detto molto negli ultimi anni.