Settimana scorsa Amazon ha pubblicato le otto puntate che compongono la prima stagione di Fallout, serie guidata da Lisa Joy (Westworld), Jonathan Nolan e Graham Wagner ispirata al gioco di Black Isle/Interplay prima e Bethesda poi. In giro se ne parla generalmente molto bene. Andrea Peduzzi, del cui giudizio generalmente mi fido molto, scrive su IGN Italia che «Prime Video sembra aver capito come azzeccare questo genere di adattamenti, impostando un’opera capace di cogliere le migliori opportunità offerte dal materiale di partenza - in questo caso l’ambientazione, l’atmosfera e la vena di follia - ma allo stesso tempo prescinderne a favore del pubblico generalista». Tra l’altro, sembra piacere così tanto che la gente è tornata a comprare i videogiochi della saga.
Plaion ha annunciato Kingdom Come: Deliverance 2con un trailer. Uscirà entro la fine dell’anno su PC, PlayStation 5 e Xbox Series X|S.
I live service games, quei giochi cioè che sono delle mezze piattaforme che puntano a occupare tutto il tempo dell’utente, preoccupano molto gli sviluppatori. Oltre che gli stessi utenti.
Da quando esiste Catalog, il negozio di Playdate, sono stati venduti 150 mila giochi.
Dai, vuoi farmi credere che non hai mai condiviso cose peggiori di questa newsletter?
Non più di due mesi fa Take-Two, l’editore di GTA a cui certo non mancano e mancheranno (almeno nel prossimo decennio) i soldi, ha detto che non aveva in programma di licenziare nessuno. Ecco, dopo poco più di due mesi ha cambiato idea e deciso di licenziare 600 persone.
Settimana scorsa c’è stato Voices, l’evento con tutti i podcast del Post, e ci sono stato anche io con Matteo Bordone e Francesco Fossetti. Abbiamo registrato una puntata in diretta del nostro podcast che parla di come i videogiochi abbiano certe caratteristiche che li rendono capaci di prevedere il futuro.