Dove leggere qualcosa a tema videogiochi
Una veloce raccolta di pubblicazioni che vi consiglio di frequentare.
In questa puntata delle Parole dei videogiochi vi consiglio quelle che scrivono regolarmente altre persone e altre redazioni, di ben altro livello. Sono quasi tutti suggerimenti piuttosto banali, perché si riferiscono a magazine o newsletter molto conosciuti e conosciute, ma questo non toglie che potreste non frequentarle o addirittura non averne mai sentito parlare prima. Proverò anche a tenere aggiornato questo elenco nel tempo, così che possa continuare a essere utile anche nel futuro. Se vi sembra che lo sia già oggi, ricordate che potete condividerlo e inoltrarlo a chi vi pare.
Knowledge (link)
Tipo: newsletter | Frequenza: settimanale | Contenuti a pagamento: no

Anche lo storico mensile inglese Edge ha una sua newsletter. Si chiama Knowledge, non ha alcun costo d’iscrizione e viene inviata ogni venerdì. Il nome è lo stesso che viene utilizzato nella rivista per indicare la sezione delle notizie, ma se su carta è raro che si occupi di attualità strettissima, è invece più facile che avvenga con questa newsletter.
La redazione mette assieme sempre un bel po’ di materiale, selezionando un argomento a cui dedicare maggiore spazio e poi altri che per forza di cose fanno da contorno. La precisione dei dati e la profondità dei commenti sono quelle che ci si può aspettare da Edge.
Videogames Chronicle (link)
Tipo: magazine | Frequenza: quotidiana | Contenuti a pagamento: sì

Scegliere di aprire un sito tradizionale è ormai un’esperienza demoralizzante e preoccupante. Sai che finirà male, quasi sempre peggio di quanto ti aspettassi. Vieni insultato da innumerevoli modi per rendere illeggibili i contenuti, almeno finché non ti sei arreso a ogni formato e strumento promozionale previsto (che ha la priorità su tutto). Quando poi riesci a leggere due paragrafi di fila, finisci col pentirtene perché chi scrive lo sta facendo con il fucile dell’ottimizzazione dei contenuti puntato alla testa. Spesso l’esperienza si conclude con la presa di coscienza che pure le informazioni condivise sono state proposte male, quando non ci si sente addirittura presi in giro da un titolo architettato ad arte e da intere righe di “giornalismo” vaporoso.
Ho solo due fonti a cui mi rivolgo per soddisfare la mia voglia/necessità di rimanere aggiornato su quel che accade nel deliziosissimo mondo dei videogiochi. Una di queste due è Videogames Chronicle, una testata inglese fondata da alcuni giornalisti che hanno lavorato a Computer + Video Games. Official Nintendo Magazine UK ed Edge. Anche in Videogames Chronicle ci sono degli strumenti promozionali fastidiosi, ma non sono così tanti. Le notizie, però, vengono date con estrema precisione, grande capacità di contestualizzazione e zero concessioni al clickbait. Tanto che il numero di “storie” pubblicate ogni giorno può essere anche molto più basso rispetto all’esperienza quotidiana alle prese con altri siti che si occupano dello stesso argomento.
All killer, no filler (o quasi).
Contenuti a pagamento: attraverso Patreon si possono scegliere tre piani di supporto e abbonamento, rispettivamente da 5, 10 e 25 dollari al mese. Le persone abbonate possono navigare il sito senza pubblicità, accedere alla sezione dei commenti e a podcast e video esclusivi.
GamesIndustry.biz (link)
Tipo: sito | Frequenza: quotidiana | Contenuti a pagamento: no

Da oltre vent’anni GamesIndustry.biz fa esattamente quello che suggerisce il nome: racconta il settore dei videogiochi, più che i videogiochi. A spiccare sono le persone responsabili dell’esistenza o della disponibilità di quei videogiochi, dai creativi ai commerciali, dai project lead ai CEO. L’approccio è particolarmente rigoroso e per questo altrettanto affidabile, lasciando addosso una piacevole sensazione di “non sto leggendo cazzate a caso”. Chi cerca interviste e approfondimenti sui tempi di sviluppo, sui nuovi trend, sulla comunicazione in questo ambito o, anche, vuole farsi un giro tra le classifiche di vendita, può spegnere ogni preoccupazione e farsi un giro da queste parti.
Purtroppo la quantità e la puntualità degli articoli è in calo ed è sufficiente farsi un giro negli archivi dei contenuti suddivisi per mesi e per anni, per accorgersi di quanto si sia ridotta l’ampiezza della redazione di GamesIndustry.biz negli anni. Ma finché c’è, meglio approfittarne.
Se cercate delle fonti ufficiali citate con criterio o una lettura sensata degli ultimi “numeri da capogiro”, qualsiasi siano, allora dovete citofonare al team capitanato da Jon Hicks.
Game File (link)
Tipo: newsletter | Frequenza: 3 o 4 a settimana | Contenuti a pagamento: sì

Stephen Totilo è l’autore di Game File, probabilmente la newsletter di maggior successo nel settore dei videogiochi. E se il successo si misura in abbonamenti e regolarità con cui si danno notizie talmente rilevanti che vengono riprese dal resto della stampa, allora non c’è molto da discutere.
Totilo è un giornalista statunitense che ha scritto o occupato ruoli di responsabilità in Kotaku, MTV e Axios. Game File naviga tra breaking news, interviste, analisi e commenti, facendosi guidare da uno stile di scrittura sempre asciutto e piacevole.
Contenuti a pagamento: Game File prevede tre uscite alla settimana. Due di queste sono riservate alle persone abbonate (9 euro al mese o 90 euro all’anno).
The Game Business (link)
Tipo: newsletter | Frequenza: 3 o 4 a settimana | Contenuti a pagamento: sì

The Game Business è il progetto che Christopher Dring ha lanciato a marzo di quest’anno (2025). Dring ha lavorato a lungo nella redazione di MCV e poi di GamesIndustry.biz, le due pubblicazioni rivolte ai professionisti del settore di maggior rilievo in Europa da sempre (MCV è stata chiusa molti, molti anni fa). Qui vale in larga parte lo stesso discorso già fatto proprio per GamesIndustry.biz: The Game Business studia e presenta il mercato dei videogiochi e chi lo fa muovere. L’offerta è molto ricca, perché mette assieme una parte video (The Game Business Show) e una testuale (le uscite della newsletter).
La parte peggiore di The Game Business è proprio la poca chiarezza con cui presenta tutti i suoi contenuti. Sono iscritto al piano gratuito dal primo giorno e non ho ancora capito quanto e cosa sia a pagamento e cosa no. Quello che conta è che ogni settimana ricevo almeno una bella newsletter da leggere, piena di cose utili presentate bene. I contenuti video, poi, sono molto spesso (sempre?) rielaborati anche in forma testuale, così da renderli ampiamente digeribili a chi, come me, preferisce leggere rispetto a guardare o ascoltare (sono comunque disponibili anche come podcast).
The Game Business propone almeno tre nuovi articoli/video ogni settimana.
Contenuti a pagamento: molte delle uscite di The Game Business sono disponibili anche gratuitamente. Chi si abbona riceve degli articoli (o video) aggiuntivi e sconti e facilitazioni per lo show dal vivo organizzato da Dring annualmente a Los Angeles, nei giorni del Summer Game Fest (9 euro al mese o 90 euro all’anno).
Aftermath (link)
Tipo: magazine | Frequenza: quotidiana | Contenuti a pagamento: sì

Le persone che hanno ideato Aftermath provengono da Kotaku, Vice, The Verge e The Washington Post. Aftermath è una pubblicazione “di proprietà dei suoi lavoratori, sostenuta dai suoi lettori”, come spiega la stessa redazione. Si occupa principalmente di videogiochi, ma allarga regolarmente lo sguardo fino a includere un po’ tutto ciò che è intrattenimento o che riguarda le discussioni e le condizioni di chi lavora in questo ambito.
Con articoli come “Avrò storie di amore con ogni personaggio di Hades II, ma solo se obbligata” o “La campagna di Battlefield 6 è una vera dimostrazione di codardia”, Aftermath propone un approccio che ricorda da vicino proprio quello di Kotaku e di altri magazine nati negli USA negli anni Dieci. Qui, però, l’assenza di un editore garantisce agli autori (Luke Plunkett, Riley MacLeod, Nathan Grayson, Gita Jackson e altri) di non pesare mai le parole e di non doversi preoccupare dell’eventualità di offendere o fare arrabbiare qualcuno. Un atteggiamento che è tornato a essere raro da quelle parti e che, dalle nostre, non sappiamo nemmeno come sia fatto.
Contenuti a pagamento: gli abbonamenti ad Aftermath partono da 7 dollari al mese o 70 dollari all’anno e danno accesso a tutti gli articoli, altrimenti bloccati dai paywall (anche se registrandosi gratuitamente se ne possono leggere alcuni). Sono solo per abbonati alcuni podcast, l’ingresso nel server Discord e la possibilità di dialogare con la redazione.
Hit Points (link)
Tipo: newsletter | Frequenza: settimanale | Contenuti a pagamento: sì

Le mie newsletter preferite sono Game File di Totilo e questa Hit Points di Brown, già responsabile editoriale di Edge. Non fanno la stessa cosa, perché Game File vive più di notizie date in esclusiva, mentre Hit Points si sposta sul commento. Nathan Brown scrive davvero molto bene e pensa ancora meglio: i suoi articoli sono divertenti e interessanti. Se potessi scegliere una versione di me perfettamente riuscita (sotto il profilo professionale), probabilmente sarebbe quella in cui mi trasformo in Brown.
Contenuti a pagamento: la maggior parte delle uscite della newsletter è riservata alle persone con un abbonamento (4,5 euro/mese, 50 euro/anno).
Affectionate Discourse (link)
Tipo: newsletter | Frequenza: casuale | Contenuti a pagamento: no
Tony Coles ha scritto per Eurogamer, lavorato per delle agenzie di comunicazioni specializzate in videogiochi e, forse, ha anche fatto molto altro. Oggi utilizza una newsletter per le sue “definite review”, in quello che credo sia un riferimento ironico al tono impossibilmente roboante delle riviste di settore di qualche tempo fa. Nel momento in cui scrivo l’ultima uscita della newsletter, che si chiama Affectionate Discourse, ha questo titolo: “Come giocare a R-Type Final 3 Evolved: la recensione definitiva”.
A Coles non interessa affatto l’attualità e dedica le sue lunghe dissertazioni ai giochi o agli argomenti che gli girano per la testa in quel momento. Lo stile è adorabilmente inglese e senza tanti giri di parole. Per capirci, i suoi consigli per non soccombere al malvagio piano dell’Impero Bydo in R-Type Final 3 Evolved si aprono così:
Giocate a livello facile, lol. Non sto scherzando, abbassate la difficoltà. L’inferno è pieno così di idioti troppo orgogliosi per scegliere di giocare a un livello di difficoltà “bambini”, e io dico andate anche oltre - scegliete Practice.
Gli articoli di Coles sono sempre approfonditi e ben contestualizzati. La presentazione è molto scarna, non sono previste immagini, e spesso i blocchi di testo possono apparire minacciosi, ma non sono mai uscito dalla lettura di un suo pezzo dispiacendomi del tempo perso. Anzi.
Design Room (link)
Tipo: magazine | Frequenza: ??? | Contenuti a pagamento: sì

Sto seguendo da vicino anche il lancio di Design Room, che ha appena debuttato partendo da un’idea di Matt Leone, un giornalista che ha scritto a lungo anche su Polygon e realizzato alcune eccellenti “oral history” (tra cui quella che è diventata il libro Like a Hurricane: An Unofficial Oral History of Street Fighter II - una lettura fondamentale per chiunque sia scivolato dentro gli anni Novanta dei videogiochi da sala). Per ora Design Room ha pubblicato una lunga oral history di Shadow of the Colossus. Con “oral history” si intende la ricostruzione di un evento, in questo caso la realizzazione di un videogioco, attraverso le interviste a molte delle persone che ne sono state responsabili a vario livello.
Probabilmente è un po’ presto per consigliare Design Room, ma considerato il curriculum del suo autore principale, forse non lo è affatto.
Contenuti a pagamento: Design Room punta a convincere chi legge ad abbonarsi (si parte da 7 dollari al mese a 70 all’anno) e una serie di articoli che allargano la conoscenza di Shadow of the Colossus sono già a disposizione esclusiva di chi ha un abbonamento. L’oral history del momento, invece, sarà sempre liberamente accessibile.
È tutto per questa puntata delle Parole dei videogiochi, se non vi siete iscritti o iscritte e pensate di voler contribuire alla mia ascesa allo stardom delle newsletter, fatelo ora!
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